di Ivan Simeone / Direttore CLAAI Assimprese Lazio Sud

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Parlare di artigianato in ambito d’impresa, è oggi un qualche cosa che, apparentemente e impropriamente, sembra avere una dimensione riduttiva.

Lo spirito ed il valore artigiano lo si può trovare sintetizzato in una concetto espresso da Charles Péguy nel suo saggio “Il Denaro” quando ci dice: La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato. Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario. (…) Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura. (…) un onore esigevano che quella gamba di sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano. Secondo lo stesso principio delle cattedrali…Non si trattava di essere visti o di non essere visti. Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto.” Il lavoro ben fatto è il nostro spirito artigiano.

In molti consessi, parlando di artigianato, il pensiero subito corre e investe il mondo degli antichi mestieri o dei mercatini dell’artigianato, che spesso invadono piacevolmente le nostre strade cittadine; ma “impresa artigiana” è ben altra cosa.

Certamente hanno un valore gli antichi mestieri che devono oggi essere più che mai rivalutati, sono la nostra memoria ed il segno del bello, come il mondo dei mercati rionali e cittadini, ma quando parliamo di “aziende artigiane” parliamo di Made in Italy, di eccellenze e di un mondo del “saper fare” che oggi si pone all’avanguardia delle attività produttive, nell’indifferenza dei più. Le aziende artigiane vengono quasi viste, erroneamente, come la “Cenerentola” del mondo produttivo ma questo non è certamente accettabile, né rispecchia la realtà.

Cerchiamo innanzitutto –pur brevemente- di individuare giuridicamente “cosa sia” l’artigianato e dare dei punti di riferimento certi e non soggettivi. Si tenga anche presente che il mondo dell’artigianato, il concetto di “Azienda Artigiana”, è una tipicità (e valore) tutta del nostro Paese.

A livello europeo ed internazionale non vi è un preciso termine che indichi una impresa artigiana, tanto che viene inserita nel mondo delle “micro-imprese”. Qui si va ad inserire tutto il discorso dello “Small Business Act” che si è andato assurdamente ad assopire nella nostra legislatura nazionale.                                    

Aspetti giuridici 

Il mondo delle imprese artigiane è regolamentato dalla legge quadro dell’8 luglio 1985 n 443 ed è l’unico settore produttivo, insieme alla cooperazione, che è “protetto” direttamente dall’articolo 45 della Costituzione italiana, cosa certamente non di poco conto, quando dice che la legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato. E’ una tipicità imprenditoriale e produttiva tipicamente ed orgogliosamente italiana. Tipicità che deve essere protetta e sviluppata in un’ottica di innovazione. E’ uno dei nostri patrimoni culturali e tradizionali.

La legge quadro 443 definisce l’imprenditore artigiano come colui che esercita personalmente, professionalmente in qualità di titolare, l’impresa artigiana, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri e i rischi che si riferiscono alla sua direzione e gestione e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo produttivo.

L’elemento centrale è proprio la capacità e la peculiarità del lavoro prevalente manuale dell’imprenditore nelle fasi produttive. Ecco che parliamo orgogliosamente del “Saper Fare”.

Sempre nella legge in oggetto, possiamo evidenziare l’articolo 3 dove si evidenzia la possibilità di intervenire con la lavorazione di beni semilavorati o di prestazione di servizi e quando si parla di interventi produttivi con macchinari, la prevalenza deve essere quella dell’ingegno dell’imprenditore-artigiano. Possiamo quindi sintetizzare la tipicità dell’azienda e dell’impresa artigiana con l’ingegno e le competenze manuali e tecniche dell’imprenditore.

Le nostre aziende

Le nostre imprese artigiane, solo leggendo i dati della provincia di Latina, sono oltre il 18% delle aziende registrate in Camera di Commercio, con circa 8.847 unità. Se poi andiamo a considerare una media minima di 3 dipendenti per azienda, più il titolare che tradizionalmente e anch’egli un collaboratore dell’azienda, possiamo contare oltre 35 mila addetti –nella sola provincia di Latina- che svolgono una attività produttiva in un comparto che ai più è una realtà apparentemente secondaria.

Altra tipicità delle aziende artigiane, è quella che sono coloro che maggiormente assumono e che non “mettono fuori” i loro dipendenti, poiché questi vengono considerati, giustamente, veri “collaboratori” dell’impresa. Vi è un particolare rapporto tra artigiano titolare dell’azienda ed i propri collaboratori. Questo lo si nota maggiormente nel comparto delle imprese artigiane edili.

La sfida (obbligata) del Digitale

Il mondo delle imprese artigiane è fatto di una economia che possiamo definire “di prossimità”, dove il rapporto tra impresa artigiana e territorio è di massima interazione e sinergico. L’ impresa artigiana è “il” territorio.

L’imprenditore solitamente è del territorio ed i benefici ricadono sul tessuto economico locale, sulla Comunità locale. Una azienda artigiana è un valore aggiunto per l’economia di un determinato territorio. La politica e le Amministrazioni locali lo devono comprendere!

Il mondo dell’artigianato oggi sta vivendo una delle più importanti sfide, forse anche inconsapevolmente: la sfida della transizione digitale.  Parafrasando indegnamente Julius Evola, la prima sfida è quella di “rimanere in piedi tra le rovine”; ovvero rimanere aperti con la propria attività tra le rovine di una economia altalenante e che penalizza sempre più le piccole attività e le imprese familiari.

Oggi, tuttavia, abbiamo un’altra sfida che vede l’azienda artigiana obbligata al cambiamento: la sfida digitale che non è un optional ma ormai un obbligo per continuare a produrre e crescere. O si cambia e si progredisce o si è destinati a spegnersi lentamente. Dobbiamo guardare ad un “Artigianato 4.0” dove la creatività e l’ingegno vadano a braccetto con l’innovazione ed i nuovi processi produttivi digitali. Altre vie non ci sono.

Per una attività artigiana, il processo produttivo digitale porta inequivocabilmente a nuove opportunità commerciali e di processi produttivi volti all’ efficientamento, maggior sicurezza sul lavoro, una più attenta amministrazione contabile e finanziaria, una formazione dei dipendenti; è in definitiva un cambio di passo, un cambio di mentalità che deve coniugare la creatività di prodotto con l’innovazione dei processi produttivi. Bisogna diventare artigiani digitali, artigiani che guardano alle nuove sfide senza perdere di vista il proprio DNA fatto di ingegno, del bello e del “saper fare”.  Certo le difficoltà in questi cambiamenti non mancano ma non si può più attendere.

Il ruolo del sindacato

In tutto questa silente metamorfosi, un ruolo determinante lo ha certamente il sindacato. Sulla questione evidenzio gli interventi di Marco Bentivogli, già dirigente sindacale della CISL, che ha messo nero su bianco la propria esperienza, fautore di una vera “apologia” di una rivoluzione 4.0 con il saggio “Contrordine Compagni”. Bisogna riscoprire anche le dinamiche delle relazioni sindacali, non più conflittuali ma sinergiche.

Advisor, Istituzioni e Saper Fare

La piccola impresa artigiana, l’imprenditore del “saper fare”, deve necessariamente essere accompagnato in questo processo di trasformazione digitale. Al suo fianco deve avere validi Advisor che possano condurlo nel cambiamento.

In questo processo anche le istituzioni devono fare la loro parte.

Oggi troppi bandi sono tarati per le grandi imprese e –nella sostanza- lasciano fuori alla porta le piccole attività imprenditoriali; con progetti complessi e paletti di non facile superamento. Difficoltà nella presentazione dei bandi, click day   assurdi, mancanza di finanziamenti per la formazione dei titolari d’impresa …. Bandi che finanziano il cambiamento destinati solo ai pochi fortunati di imprese strutturate.

In tutto ciò l’Università può avere una funzione proattiva, creando una sinergia operativa con gli Enti Locali e le Associazioni di categoria dell’artigianato, per la creazione di sportelli di consulenza veri ed operativi; piccoli HUB territoriali tra istituzioni e associazioni artigiane.

Le Camere di Commercio “potrebbero” (il condizionale è d’obbligo) avere una funzione essenziale, se solo non fossero –fortunatamente non tutte- strutture che rischiano una mentalità auto-referenziata ed arroccate su se stesse.

Vorrei concludere questa “nota” ricordando un concetto di Henry Ford quando evidenzia come “il meglio che possiamo fare è cogliere le opportunità, calcolare i rischi connessi, stimare la nostra abilità di gestirli, e fare i nostri progetti con fiducia.”

La partita è aperta. Gli spazzi ci sono per tutti. Bisogna solo rimboccarsi le maniche ed agire con professionalità, spirito concertativo ed inclusivo,